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	<title>Aritmia MediterraneaAritmia Mediterranea | Aritmia Mediterranea</title>
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	<description>Il Blog del Festival</description>
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		<title>Valerio Millefoglie: Il paese del buon fine</title>
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		<comments>http://www.aritmiamediterranea.org/valerio-millefoglie/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 10:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[valerio millefoglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Non conoscete Valerio Millefoglie? Guardate qui! Valerio Millefoglie è l’autore del romanzo trasformista: “Manuale per diventare Valerio Millefoglie” (Baldini&#38;Castoldi Dalai editore). Sempre per BCDeditore ha ideato e curato, con Matteo B Bianchi, la raccolta: “Scontrini, racconti in forma di acquisto”. Ha scritto su Linus e il suo nuovo libro uscirà nel 2012 per i tipi di Einaudi Stile Libero. “I miei migliori amici immaginari” è il suo primo disco. Valerio ha scelto di affidarci questo suo pensiero. A separare la strada in cui ho vissuto fino all’adolescenza da quella in cui vivo adesso ci sono 878 chilometri, 7 ore e 40 minuti e più di dieci anni di distanza. Sono andato via salutando poche persone e sono arrivato senza alcun benvenuto. Non per maleducazione credo, con tutte le persone che vanno e che vengono non c’è tempo per salutare tutti. Chi rimane, non vedendo più l’amico andato via, s’immagina l’Altrove come un posto in cui ogni cosa si aggiusta. Il paese del Buon Fine. A chi va via invece non rimane che continuare ad andare via perché qualsiasi posto, dopo un po’ che ci stai, smette di essere altrove.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fvalerio-millefoglie%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><strong>Non conoscete Valerio Millefoglie? Guardate <a href="http://www.valeriomillefoglie.com/">qui</a>!</strong></p>
<p>Valerio Millefoglie è l’autore del romanzo trasformista: “<a href="http://www.valeriomillefoglie.com/vmf_v1/" target="_blank">Manuale per diventare Valerio Millefoglie</a>”<br />
(Baldini&amp;Castoldi Dalai editore).</p>
<p>Sempre per BCDeditore ha ideato e curato, con <a href="http://www.matteobb.com/" target="_blank">Matteo B Bianchi</a>, la raccolta: “<a href="http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=849&amp;cat=0&amp;page=1" target="_blank">Scontrini, racconti in forma di acquisto</a>”.</p>
<p>Ha scritto su <a href="http://linus.net/" target="_blank">Linus</a> e il suo nuovo libro uscirà nel 2012 per i tipi di Einaudi Stile Libero.</p>
<p>“I miei migliori amici immaginari” è il suo primo disco.</p>
<p><strong>Valerio ha scelto di affidarci questo suo pensiero.</strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.valeriomillefoglie.com/amici/wp-content/uploads/2011/09/vmf5.jpg" alt="" width="546" height="546" /></p>
<blockquote><p>A separare la strada in cui ho vissuto fino all’adolescenza da quella in cui vivo adesso ci sono 878 chilometri, 7 ore e 40 minuti e più di dieci anni di distanza. Sono andato via salutando poche persone e sono arrivato senza alcun benvenuto. Non per maleducazione credo, con tutte le persone che vanno e che vengono non c’è tempo per salutare tutti. Chi rimane, non vedendo più l’amico andato via, s’immagina l’Altrove come un posto in cui ogni cosa si aggiusta. Il paese del Buon Fine. A chi va via invece non rimane che continuare ad andare via perché qualsiasi posto, dopo un po’ che ci stai, smette di essere altrove.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Beatrice: Molfetta &#8211; Trento</title>
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		<comments>http://www.aritmiamediterranea.org/beatrice-molfetta-trento/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 07:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[molfetta]]></category>
		<category><![CDATA[trento]]></category>

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		<description><![CDATA[Beatrice ha 29 anni e vive a Trento. Per tornare nella sua terra deve percorrere 867 Km. Sono Beatrice e ho 29 anni; nel 2006 ho deciso di trasferirmi al nord, in realtà la mia scelta era dettata più da una voglia di cambiamento che da una voglia di “andare al nord a far fortuna”. Dopo la laurea triennale ho pensato di continuare i miei studi in un&#8217;altra università in quanto quella di Bari non mi dava più stimoli: programmi antichi e professori poco professionali e non amanti del proprio lavoro. A quel punto ho guardato i corsi di laurea specialistica di tutta Italia e … sono arrivata a Trento. Trento è un po’ agli antipodi rispetto a Molfetta e questo lo si nota non solo geograficamente parlando ma anche dal punto di vista climatico (qui la neve non è un modo per perdere 10 min di lezione per guardare fuori dalla finestra di un aula), ambientale (niente mare) e, soprattutto, di vita sociale (alle 24:00 tutti a casa). Dopo la laurea specialistica ho iniziato a trovar lavoro e come sempre i miei CV hanno toccato tutte le regioni d’Italia e anche l’estero ma alla fine la proposta è arrivata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fbeatrice-molfetta-trento%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><strong>Beatrice ha 29 anni e vive a Trento. Per tornare nella sua terra deve percorrere 867 Km.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.direttanews.it/wp-content/uploads/TrentoItaly.jpg" alt="" width="480" height="317" /></p>

<blockquote><p>
Sono Beatrice e ho 29 anni; nel 2006 ho deciso di trasferirmi al nord, in realtà la mia scelta era dettata più da una voglia di cambiamento che da una voglia di “andare al nord a far fortuna”. Dopo la laurea triennale ho pensato di continuare i miei studi in un&#8217;altra università in quanto quella di Bari non mi dava più stimoli: programmi antichi e professori poco professionali e non amanti del proprio lavoro.</p>
<p>A quel punto ho guardato i corsi di laurea specialistica di tutta Italia e … sono arrivata a Trento.</p>
<p>Trento è un po’ agli antipodi rispetto a Molfetta e questo lo si nota non solo geograficamente parlando ma anche dal punto di vista climatico (qui la neve non è un modo per perdere 10 min di lezione per guardare fuori dalla finestra di un aula), ambientale (niente mare) e, soprattutto, di vita sociale (alle 24:00 tutti a casa).</p>
<p>Dopo la laurea specialistica ho iniziato a trovar lavoro e come sempre i miei CV hanno toccato tutte le regioni d’Italia e anche l’estero ma alla fine la proposta è arrivata sempre qui a Trento. Il ruolo che svolgo attualmente sarebbe stato impensabile in Puglia, amministro un centro di aggregazione giovanile con un contratto di dipendenza!</p>
<p>Le domande che mi sono subito fatta sono state: ma in Puglia avrebbero mai affidato la gestione amministrativa di un centro a una neolaureata senza esperienza? e soprattutto, quanto ne avrebbero approfittato ovvero quanti mesi di stage e/o tirocinio non retribuito mi avrebbero proposto? e infine, sapete quante volte mi son chiesta ma non potevo farlo all’ARCI di Molfetta questo lavoro J?</p>
<p>Io credo che alla fine più che essermi adattata io al trentino è il trentino che si è adattato a me … continuo a non capire né a parlare il loro dialetto ma alla fine ho optato per insegnare a loro il mio J. La Puglia scorre nel nostro sangue e alla fine si vede ogni minuto e in ogni cosa che fai, si vede da come ti poni davanti alle persone sia amici che autorità e da come affronti i problemi sia nel lavoro che nella vita privata quindi mi accontento di questo di vedere che gli altri apprezzano quello che fai e nel sentire che quello che faccio è frutto delle mie esperienze avute in Puglia.</p></blockquote>
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		<title>Lella Teatino: Le partenze come antidoto al ritorno</title>
		<link>http://www.aritmiamediterranea.org/lella-teatino-le-partenze-come-antidoto-al-ritorno/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 10:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[molfetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Tornano i racconti in occasione dell&#8217;esperienza al MEDIMEX. Lella è tornata a Molfetta dopo una lunga esperienza all&#8217;estero. &#160; Sono andata via da Molfetta alla vigilia dei miei 23 anni, il 5 ottobre 2003 a 48 ore dalla mia laurea in Lingue. Trascinavo due grosse valige, non certo di cartone, ma ultra hi-tech e rigide abbastanza per contenere sogni, ricordi, paure, entusiasmo e una scorta di taralli e olio d’oliva per affrontare il grigio inverno londinese. A Londra ho lavorato come lettrice di lingua italiana per un intero anno scolastico e condotto ricerche in anglistica. Ho poi vinto una borsa di studio per il dottorato di ricerca in Traduzione presso l’Università di Bari che mi ha permesso di continuare a viaggiare tra Londra e Dublino per periodi più o meno lunghi, certa di poter tornare nella ‘mia città’ a respirare il mare e a svegliarmi con il profumo dei fioroni appena raccolti. All’estero, prima come dottoranda, poi come assegnista di ricerca, ho frequentato seminari, partecipato a convegni, condotto ricerche, fatto incontri, coltivato relazioni; qui a Molfetta, da cittadina innamorata della sua terra, ho collaborato come volontaria con associazioni locali per la valorizzazione del territorio e la promozione turistica: le guide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Flella-teatino-le-partenze-come-antidoto-al-ritorno%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Tornano i racconti in occasione dell&#8217;esperienza al <a href="http://www.pugliasounds.it/medimex/">MEDIMEX</a>.<br />
<strong>Lella è tornata a Molfetta dopo una lunga esperienza all&#8217;estero.</strong></p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://gallery.italy-tourism.info/geo/_mediamax/comuni/F284_00.jpg" alt="" width="492" height="369" /></p>
<blockquote><p>Sono andata via da Molfetta alla vigilia dei miei 23 anni, il 5 ottobre 2003 a 48 ore dalla mia laurea in Lingue. Trascinavo due grosse valige, non certo di cartone, ma ultra hi-tech e rigide abbastanza per contenere sogni, ricordi, paure, entusiasmo e una scorta di taralli e olio d’oliva per affrontare il grigio inverno londinese. A Londra ho lavorato come lettrice di lingua italiana per un intero anno scolastico e condotto ricerche in anglistica.  Ho poi vinto una borsa di studio per il dottorato di ricerca in Traduzione presso l’Università di Bari che mi ha permesso di continuare a viaggiare tra Londra e Dublino per periodi più o meno lunghi, certa di poter tornare nella ‘mia città’ a respirare il mare e a svegliarmi con il profumo dei fioroni appena raccolti. All’estero, prima come dottoranda, poi come assegnista di ricerca, ho frequentato seminari, partecipato a convegni,  condotto ricerche,  fatto incontri, coltivato relazioni; qui a Molfetta, da cittadina innamorata della sua terra, ho collaborato come volontaria con associazioni locali per la valorizzazione del territorio e la promozione turistica: le guide al centro storico, le manifestazioni al Pulo, i laboratori con le scuole. Ogni mia partenza è sempre stata quasi un antidoto alla voglia di arrendersi di fronte difficoltà che inevitabilmente qui incontravo ad ogni mio ritorno: istituzioni assenti, aporia politica e culturale, nepotismo, ingiustizie dilaganti, sistema universitario che investe su di te denaro e tempo, ma poi t’imbriglia nella trappola del dare senza ricevere. Allora il rischio è che venga meno l’entusiasmo, il desiderio di crescere e soprattutto di conoscere. Ma questo è un rischio che non può permettersi chi coltiva e trasmette conoscenza.</p>
<p>Oggi insegno inglese negli istituti superiori di Molfetta e provincia, traduco e collaboro con la facoltà di Lingue di Bari con contratti precari che offendono la dignità del lavoro intellettuale e di chi ha investito tanto in formazione e ricerca. La tentazione di riaprire le valige hi-tech e ripescare i vecchi sogni per realizzarli lontano da qui  è sempre fortissima, ma poi entro in classe, guardo i mie alunni tanto collerici quanto indifesi e penso che il mio posto sia qui, con loro e per loro. Nonostante le strutture fatiscenti, un lavoro mai certo, l’arroganza dei superiori e il parassitismo dei colleghi. Ci stanno togliendo tutto, ma non riusciranno a toglierci l’entusiasmo e la voglia di provarci. Ho grande stima per chi, inseguendo un futuro (migliore), è andato via di qui. Sono le persone a me più care, mio fratello, le mie migliori amiche, vecchi compagni di scuola e delle pasquette in campagna. Saperli lontani mi rattrista spesso, ma condividere i loro successi è la gioia più grande.</p>
<p>Che dire invece di chi rimane, ma non c’è?</p>
<p>Chi cammina e non passeggia, chi vede e non osserva, chi parla e non comunica?</p>
<p>Che dire di chi non difende i propri spazi?</p>
<p>Chi si accontenta di trascorrere il w-end in famiglia tra l’Outlet e la Mongolfiera invece di rivendicare il diritto al giardinetto di quartiere?</p>
<p>Chi ha reso i nostri scogli posacenere salati?</p>
<p>Chi usa e abusa del clacson e di volgarità in auto contro pedoni o ciclisti, costretti a fare lo slalom tra fossi e buche?</p>
<p>Chi la domenica occupa il nostro lungomare con auto in terza e quarta fila?</p>
<p>Chi si vanta del posto in banca che lo ha reso vassallo del potente di turno, laico e non?</p>
<p>Sono loro che sono andati via prima di tutti e mai torneranno.</p></blockquote>
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		<title>Una nuova avventura per Aritmia</title>
		<link>http://www.aritmiamediterranea.org/una-nuova-avventura-per-aritmia/</link>
		<comments>http://www.aritmiamediterranea.org/una-nuova-avventura-per-aritmia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 23:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Highlights]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani, 25 Novembre 2011, il circolo Arci &#8220;Il cavallo di Troia&#8221; porta l&#8217;esperienza di Aritmia Mediterranea al MEDIMEX. Saremo presenti con uno stand, le nostre foto, i vostri racconti, il nostro trolley e per l&#8217;occasione verranno pubblicati gli ultimi racconti che sono arrivati nella nostra casella e-mail. Vi aspettiamo, allora, nella Fiera del Levante a Bari, all&#8217;interno del Medimex, nello stand 23/24 con l&#8217;arci nazionale ed il nel 9/10 col coordinamento Momart Musica. &#160; Stay tuned!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Funa-nuova-avventura-per-aritmia%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Domani, 25 Novembre 2011, il circolo Arci &#8220;Il cavallo di Troia&#8221; porta l&#8217;esperienza di Aritmia Mediterranea al <a href="https://www.facebook.com/medimex">MEDIMEX</a>. Saremo presenti con uno stand, le nostre foto, i vostri racconti, il nostro trolley e per l&#8217;occasione verranno pubblicati gli ultimi racconti che sono arrivati nella nostra casella e-mail.</p>
<p>Vi aspettiamo, allora, nella Fiera del Levante a Bari, all&#8217;interno del Medimex, nello stand 23/24 con l&#8217;arci nazionale ed il nel 9/10 col coordinamento <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=1338128373">Momart Musica</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stay tuned!<br />
<a href="http://www.pugliasounds.it/medimex/"><img class="aligncenter" src="http://www.meiweb.it/foto/meiweb_674.jpg" alt="" width="306" height="164" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La compilation!</title>
		<link>http://www.aritmiamediterranea.org/la-compilation/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Aritmia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[compilation]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>

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		<description><![CDATA[La musica di Aritmia Mediterranea ancora riecheggia in città e come promesso, riecheggerà anche nella casella mail di qualcuno di voi; infatti, per tutti coloro che hanno sostenuto il festival partecipando alla nostra sottoscrizione, è in arrivo la compilation live dell&#8217;edizione 2011 del Festival. Siete pronti?Che la musica abbia inizio! &#160; Per ogni ulteriore informazione contattateci all&#8217;indirizzo mail info@aritmiamediterranea.org &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fla-compilation%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>La musica di Aritmia Mediterranea ancora riecheggia in città e come promesso, riecheggerà anche nella casella mail di qualcuno di voi; infatti, per tutti coloro che hanno sostenuto il festival partecipando alla nostra sottoscrizione, è in arrivo la <strong>compilation</strong> live dell&#8217;edizione 2011 del Festival.</p>
<p>Siete pronti?Che la musica abbia inizio!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per ogni ulteriore informazione contattateci all&#8217;indirizzo mail info@aritmiamediterranea.org</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Valentina C: La mia è una storia</title>
		<link>http://www.aritmiamediterranea.org/valentina-mia-e-una-storia/</link>
		<comments>http://www.aritmiamediterranea.org/valentina-mia-e-una-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 09:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Aritmia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[bari]]></category>

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		<description><![CDATA[Valentina ha la sua storia da raccontare. La mia è una storia un po’ atipica. E’ la storia di una ragazza di 22 anni. E’ la storia di un’indecisa. Tempo fa, scrivevo su un blog tutto mio, parlavo di quello che mi accadeva, ma non con un tono da diario segreto, è meglio definirlo come un avercela con il sistema che mi circondava. Dalle mie parti, tanti bei posti, persone buone e cattive, e bastian contrario. Insomma, una valvola di sfogo. Poi ho avuto il famoso “blocco dello scrittore” e tutt’ora mi pesa scrivere queste poche righe. Il blocco è arrivato quando ho iniziato a pensare al mio futuro. Ma rallentiamo un po’. Studiavo Lettere all’Università di Bari. Ero una delle ultime privilegiate che era riuscita ad iscriversi ad un ramo del corso in tempo, dato che la signora Gelmini ha avuto la bella pensata di chiuderlo, insieme a molti altri in tutta Italia. Di regola ci si iscrive all’università per continuare gli studi, laurearsi e studiare quello per cui ci sentiamo più portati. Di regola eh. Il sistema barese dell’università ha tante crepe, è fallace, fa acqua da tutte le parti. Ti fa cascare le braccia quando ti rechi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fvalentina-mia-e-una-storia%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Valentina ha la sua storia da raccontare.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.info-puglia.com/wp-content/uploads/2009/10/lungomare-di-bari.jpg" alt="" width="550" height="412" /></p>

<blockquote><p>La mia è una storia un po’ atipica. E’ la storia di una ragazza di 22 anni. E’ la storia di un’indecisa.</p>
<p>Tempo fa, scrivevo su un blog tutto mio, parlavo di quello che mi accadeva, ma non con un tono da diario segreto, è meglio definirlo come un avercela con il sistema che mi circondava. Dalle mie parti, tanti bei posti, persone buone e cattive, e bastian contrario. Insomma, una valvola di sfogo. Poi ho avuto il famoso “blocco dello scrittore” e tutt’ora mi pesa scrivere queste poche righe.</p>
<p>Il blocco è arrivato quando ho iniziato a pensare al mio futuro.</p>
<p>Ma rallentiamo un po’. Studiavo Lettere all’Università di Bari. Ero una delle ultime privilegiate che era riuscita ad iscriversi ad un ramo del corso in tempo, dato che la signora Gelmini ha avuto la bella pensata di chiuderlo, insieme a molti altri in tutta Italia.</p>
<p>Di regola ci si iscrive all’università per continuare gli studi, laurearsi e studiare quello per cui ci sentiamo più portati. Di regola eh. Il sistema barese dell’università ha tante crepe, è fallace, fa acqua da tutte le parti. Ti fa cascare le braccia quando ti rechi a chiedere un libro in biblioteca e ti guardano scocciati perché vai a scomodare, ti snerva nelle immense code per la segreteria, ti fa diventare ansiosa con i professori frustrati. I miei occhi vedevano questo.</p>
<p>Mi sono presa una pausa dopo il primo anno, all’epoca avevo un ragazzo, ero allegra, poi ci siamo persi e sono sprofondata in uno stato di apatia.</p>
<p>Per riprendermi ho girato l’Italia per un po’, e a Roma mi sono ritrovata. Nel senso che sono riuscita a vedermi da fuori, e la me stessa che ho visto non mi è piaciuta. Roma mi ha aperto gli occhi; certo è una città imperfetta, come tutte.</p>
<p>Avevo deciso a maggio di finire gli studi alla Sapienza, e in caso avrei potuto convalidare gli esami. Primo ostacolo: editoria alla Sapienza è un corso magistrale, avrei dovuto ricominciare tutto.</p>
<p>Primo groppo in gola. Secondo ostacolo: trovare casa. Ho trovato annunci di tutti i tipi.</p>
<p>E’ arrivata l’estate. E io sono fatalista, il tempo è passato e io non ero convinta. Tutto sommato sono legata a questi posti, pur criticandoli di continuo.</p>
<p>Mi sono venuti dei dubbi. Una città nuova, aria diversa, flusso di gente continua, sì, mi avrebbe fatto bene, ma non so se sono pronta. Un giovedì dell’ultima settimana di agosto ho fatto la rinuncia agli studi, ho dato via il mio libretto con qualche 30, e mi sono sentita come se mi avessero fatto uscire di galera. E adesso sono libera, e ho qualche idea su come continuare, pur avendo poco tempo per decidere. Le decisioni a lunga conservazione non sono il mio forte.</p>
<p>La mia storia è un po’ diversa da quelle degli altri, è una storia al contrario, vado via con la mente ma non con il corpo; non ho pensato di trasferirmi all’estero, anche perché lavorando da barwoman e senza aver concluso gli studi non avrei potuto puntare così lontano, le mie radici si staccano piano e con delicatezza, e io ho ancora il vuoto sotto i piedi.</p>
<p>Cercherò di cambiare un po’ le cose qui per ora, o almeno quello che mi circonda. Sarà difficile, non ammetto fallimenti. E chissà che una mattina non decida di prendere un aereo.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Paulo Roberto Fettinho: Da qua se ne vanno tutti, e perché lamentarsi?</title>
		<link>http://www.aritmiamediterranea.org/paulo-roberto-fettinho-da-qua-se-ne-vanno-tutti-e-perche-lamentarsi/</link>
		<comments>http://www.aritmiamediterranea.org/paulo-roberto-fettinho-da-qua-se-ne-vanno-tutti-e-perche-lamentarsi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Aritmia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[siena]]></category>

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		<description><![CDATA[Paulo vive e studia a Siena e ha un punto di vista diverso. Per tornare nella sua terra deve percorrere 637 Km. Quando m’hanno chiesto di contribuire con il mio vissuto da emigrante al blog, sinceramente ero abbastanza riottoso, perché sapevo già di dovermi calare negli scomodi panni del bastian contrario. Scorrendo col mouse ho letto tanta verità ed emozione, ma anche una buona dose di retorica e ipocrisia. E più che portare la mia esperienza, non molto dissimile dalle altre, vorrei spendere alcune parole su questo. Da molti post sembra che la morale da estrapolare sia che la sfiga ci ha fatto nascere in provincia. A me vien da dire che magari è proprio questo un pensiero un po’ provincialotto. “Da qua se ne vanno tutti” cosa vorrebbe dire, che Molfetta sta pian piano morendo perché le forze migliori l’abbandonano? Che questo abbandono è indotto e non c’è altra via d’uscita? Se nonostante il rammarico potrei assentire alla prima, ciò mi riesce più difficile con la seconda. Mio nonno è andato in Venezuela perché qui non poteva mangiare. Quello che guadagnava lo infilava in una busta e lo inviava a sua moglie qui a Molfetta. Lui non l’avrebbe mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fpaulo-roberto-fettinho-da-qua-se-ne-vanno-tutti-e-perche-lamentarsi%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><strong>Paulo vive e studia a Siena e ha un punto di vista diverso. Per tornare nella sua terra deve percorrere 637 Km.</strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://allegati.comune.siena.it:8080/ImmaginiNews/35694_UP.jpg" alt="" width="385" height="255" /></p>

<blockquote><p>
Quando m’hanno chiesto di contribuire con il mio vissuto da emigrante al blog, sinceramente ero abbastanza riottoso, perché sapevo già di dovermi calare negli scomodi panni del bastian contrario. Scorrendo col mouse ho letto tanta verità ed emozione, ma anche una buona dose di retorica e ipocrisia. E più che portare la mia esperienza, non molto dissimile dalle altre, vorrei spendere alcune parole su questo. Da molti post sembra che la morale da estrapolare sia che la sfiga ci ha fatto nascere in provincia. A me vien da dire che magari è proprio questo un pensiero un po’ provincialotto. “Da qua se ne vanno tutti” cosa vorrebbe dire, che Molfetta sta pian piano morendo perché le forze migliori l’abbandonano? Che questo abbandono è indotto e non c’è altra via d’uscita? Se nonostante il rammarico potrei assentire alla prima, ciò mi riesce più difficile con la seconda.</p>
<p>Mio nonno è andato in Venezuela perché qui non poteva mangiare. Quello che guadagnava lo infilava in una busta e lo inviava a sua moglie qui a Molfetta. Lui non l’avrebbe mai lasciata, se ne avesse avuta la possibilità avrebbe continuato a spaccarsi i reni in campagna. Ma evidentemente ciò non bastava per la sussistenza. Oggi la situazione è un po’ diversa: per fortuna, fatte le dovute e tristi eccezioni, a Molfetta non si patisce più la fame. E allora perché si emigra? Dal canto mio posso dire che l’ho fatto volontariamente, perché penso sia il modo migliore per crearsi un’ampia apertura mentale; perché la mia città langue nell’ignoranza, nella maleducazione e nel malaffare, e per altri motivi giustamente sollevati dai post precedenti. Tutto giusto, tutto sacrosanto. Non per questo mi sento nella condizione di potermi lamentare: se tenessi davvero alla mia città dovrei rimanerci, rimboccarmi le maniche e cercare di cambiare le cose. Invece vado via in cerca di un mondo migliore, lasciando nella merda i miei concittadini.</p>
<p>In questo blog la maggioranza di chi finora vi ha contribuito (spero di non sbagliarmi) è rappresentata da studenti e laureati in cerca di un impiego degno della loro “condizione” (che, per loro fortuna, hanno trovato). Provocatoriamente dico che proprio queste persone non possono considerare il loro come un “abbandono indotto”.</p>
<p>Se si sceglie la via dell’università, è bene che si scelga il meglio sulla piazza (a seconda delle disponibilità, ovviamente). Ogni polo universitario, se stiamo parlando di questo, ha il suo fiore all’occhiello ed è semplicemente assurdo pensare che dappertutto si faccia tutto e allo stesso livello: per quanto mi riguarda, studio a Siena perché qui c’è la migliore offerta in Italia nel campo che m’interessa. Se il CISCL fosse presente e attivo a Bari, non mi sarei mosso. Il vero problema, a mio parere, lo si riscontra laddove si opta per una destinazione altra non per le sue peculiarità che a Bari mancano, ma solo per scappare dalla noia e dall’asfittico provincialismo che si respira dalle nostre parti (e da cercare oro a volte si trovan patacche!).</p>
<p>Passando a discorrere dei laureati che partono, qui potrei sembrare impopolare, ma spero di non venir frainteso. Non ho i numeri alla mano, ma penso che tutti i laureati in giurisprudenza, o in lettere o in ingegneria (o qualche altra facoltà inflazionata) siano semplicemente troppi per una realtà piccola come Molfetta (e, aggregando i dati dalle altre cittadine, per l’intera Terra di Bari). E se si è in esubero, le soluzioni che si presentano sono essenzialmente due: emigrare o accettare in loco lavori non proprio edificanti rispetto all’alta ed eccellente formazione (ma chi vale davvero il lavoro consono lo trova sempre… o perlomeno si spera che sia così). Per farla breve, cosa dico? Che tra le mie conoscenze ci sarà un solo agricoltore, non v’è traccia di pescatori o falegnami, ma abbondano i dottori (io il primo!). Bisogna rivalutare le ricchezze del territorio, leggevo in un altro post… e invece bruciamo i risparmi sudati di una vita dei nostri genitori per ottenere lauree che, visti i tempi che corrono, sono in verità carta straccia. Lungi dall’attaccare e criticare il sacrosanto diritto all’istruzione, cerco di individuare il problema: certe maestranze oggi vengono viste come indecorose. La radice è culturale: ci si vergogna di essere contadini, pescatori e intrecciatori di vimini. Così, la flotta molfettese (provo a citare a memoria da un saggio economico sulla nostra città ad opera di una persona a questo blog molto nota) dalla fine degli anni ’80 in poi ha perso circa un centinaio di unità o forse più (e vuoi vedere che sono tutti ‘sti dottori in esubero?!). Intanto, a tappare i buchi ci pensa un mio amico senegalese. (Ma un laureato in agraria potrà mai davvero trovarsi disoccupato in Puglia?) Si va via, dunque, per ambizione. E l’ambizione è legittima, ma pur sempre, in fondo, un po’ egoista. Essa cozza con la voglia di restare nella propria cittadina natia, non prevede già “per statuto” la provincia: pensate a un aspirante regista che si trasferisce a Los Angeles o un jazzista a New York, come biasimarli se si sentono nelle corde le potenzialità per emergere e ci provano proprio lì, dove gira tutto. Se vogliamo, rientra nel discorso dei fiori all’occhiello di qualche rigo fa. E se continuiamo in questo slancio volitivo, anche lo studente che sceglie Siena con il miraggio di un’ottima formazione rientra in questo strano dominio di enti. Diciamo che questa è una specie di emigrazione di default.</p>
<p>Chi potrebbe e dovrebbe davvero dire qualcosa è il cameriere e il cuoco che si carica la valigia e peregrina ramingo “per stagioni”; lo stuccatore il carpentiere e l’edile che si fa venti giorni sulle impalcature in Lombardia e una settimana giù dalla bambina appena nata; il montatore di stand fieristici che si mette al volante del furgone a Molfetta e alza il culo solo una volta arrivato a destinazione (che sia Parigi o Anversa) o quel mio amico idraulico che tra un po’ se ne andrà in Australia, per guadagnarsi (ma letteralmente!!) le credenziali all’ottenimento del mutuo dalla banca per costruirsi una famiglia con la donna che ama a MOLFETTA. Io la mia vita la vedo in una villetta a Tenerife, invece. L’ultimo problema che a questo proposito voglio sollevare è che, come purtroppo succede costantemente, a queste conversazioni questi tipi umani non partecipano quasi mai, siamo noi e noi che ce la cantiamo e suoniamo da soli, perché tra “noi” e “loro” si erige un brutto muro culturale e, per snobismo da un lato e recalcitrante vergogna dall’altro, l’incontro stenta ad avvenire.</p>
<p>In definitiva, non sto criticando tutti i post pubblicati (alcuni parlano delle loro esperienze molto lucidamente) ma quelli che versano lacrime, sperando che questa valle si prosciughi…</p></blockquote>
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		<title>Camilla: Me ne andai</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Aritmia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Camilla vive a Roma, è in giro da quando aveva 20 anni.. per tornare nella sua terra deve percorrere 429 Km. Me ne andai da quella Molfetta dei Romanazzi, delle canne vietate, dei Nino la bestia , di Sapone e di Pallino.. Me ne andai dal passeggio al viale, dei tristoni e dei grimacci, ogni giorno uguale uguale.. Me ne andai anche per la preside del classico, che ogni creatività rendeva calamità… Me ne andai per lo sgombero al colonia liberata che la città aveva agglomerata.. Me ne andai da Linea cinque per i professori che con ilarità beffeggiavano la precarietà. Mene andai dal lavoro con i minori che rivelano i demoni Me ne andai perché tornando sempre ritrovavo Tonino, Guglielmino e Tommasino che si dividevano il poltroncino e preferivo il mondo biricchino… Me ne andai per il gavetone che avevano ridotto a tossicone.. Me ne andai, me ne andai me e me ne andai…ma sempre ritornai…! Mamma Molfetta : ma..ancora tornerò! PS…rendo omaggio, con la presente, al grande poeta “Remo Remotti” mio maestro Romano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fcamilla-me-ne-andai%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><strong>Camilla vive a Roma, è in giro da quando aveva 20 anni.. per tornare nella sua terra deve percorrere 429 Km.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.windoweb.it/desktop_italia/foto_lazio/foto_roma/foto_roma_tramonto_001.jpg" alt="" width="614" height="461" /></p>

<blockquote><p>Me ne andai da quella Molfetta dei Romanazzi, delle canne vietate, dei Nino la bestia , di Sapone e di Pallino..</p>
<p>Me ne andai dal passeggio al viale, dei tristoni e dei grimacci, ogni giorno uguale uguale..</p>
<p>Me ne andai anche per la preside del classico, che ogni creatività rendeva calamità…</p>
<p>Me ne andai per lo sgombero al colonia liberata che la città aveva agglomerata..</p>
<p>Me ne andai da Linea cinque per i professori che con ilarità beffeggiavano la precarietà.</p>
<p>Mene andai dal lavoro con i minori che rivelano i demoni</p>
<p>Me ne andai perché tornando sempre ritrovavo Tonino, Guglielmino e Tommasino che si dividevano il poltroncino e preferivo il mondo biricchino…</p>
<p>Me ne andai per il gavetone che avevano ridotto a tossicone..</p>
<p>Me ne andai, me ne andai me e me ne andai…ma sempre ritornai…!</p>
<p>Mamma Molfetta : ma..ancora tornerò!<br />
PS…rendo omaggio, con la presente, al grande poeta “Remo Remotti” mio maestro Romano.</p></blockquote>
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		<title>Indignati</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 11:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Highlights]]></category>
		<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[indignados]]></category>
		<category><![CDATA[indignati]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi mettiamo in pausa i vostri racconti per testimoniare la nostra indignazione. Siamo indignati per questo sistema che non va, che tritura i pensieri e gli spunti propositivi, che alimenta le polemiche pretestuose e la strategia della tensione, della violenza, del ricatto. Roma è stata l&#8217;unica città al mondo in cui la violenza ha preso il sopravvento, l&#8217;Italia è l&#8217;unico paese in cui le ragioni della manifestazione sono state sostituite dai battibecchi, dalle accuse, dalle molotov, dalle camionette incendiate. &#160; Noi siamo indignati e lo saremo per molto altro tempo. Vi regaliamo una testimonianza di ieri, perché una parte di Aritmia era lì. E voi?dove eravate? raccontateci il vostro punto di vista se siete stati testimoni della manifestazione romana, scriveteci all&#8217;indirizzo mail backinpuglia@aritmiamediterranea.org . Ciao ragazzi, di ritorno ieri notte da Roma c&#8217;era molto silenzio. Tra chi diceva &#8220;ne sono uscito e non mi hanno fermato&#8221;, chi ha visto picchiata sotto i suoi occhi un&#8217;insegnante dei Cobas solo perchè si trovava nella zona e le veniva detto &#8220;qui non è il tuo posto&#8221;, tra chi vede le persone correre, si alza il cappuccio e si mette il bavaglio(perchè gli sbirri non devono riconoscerci), tra chi(un compagno di Napoli, venuti con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Findignati%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Oggi mettiamo in pausa i vostri racconti per testimoniare la nostra indignazione. Siamo indignati per questo sistema che non va, che tritura i pensieri e gli spunti propositivi, che alimenta le polemiche pretestuose e la strategia della tensione, della violenza, del ricatto. Roma è stata l&#8217;unica città al mondo in cui la violenza ha preso il sopravvento, l&#8217;Italia è l&#8217;unico paese in cui le ragioni della manifestazione sono state sostituite dai battibecchi, dalle accuse, dalle molotov, dalle camionette incendiate.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.cronacalive.it/wp-content/uploads/Immagine63-656x364.png" alt="" width="656" height="364" /></p>
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<p>Noi siamo indignati e lo saremo per molto altro tempo.</p>
<p><strong>Vi regaliamo una testimonianza di ieri, perché una parte di Aritmia era lì. E voi?dove eravate? raccontateci il vostro punto di vista se siete stati testimoni della manifestazione romana, scriveteci all&#8217;indirizzo mail backinpuglia@aritmiamediterranea.org .</strong></p>
<blockquote><p>Ciao ragazzi,</p>
<p>di ritorno ieri notte da Roma c&#8217;era molto silenzio. Tra chi diceva &#8220;ne sono uscito e non mi hanno fermato&#8221;, chi ha visto picchiata sotto i suoi occhi un&#8217;insegnante dei Cobas solo perchè si trovava nella zona e le veniva detto &#8220;qui non è il tuo posto&#8221;, tra chi vede le persone correre, si alza il cappuccio e si mette il bavaglio(perchè gli sbirri non devono riconoscerci), tra chi(un compagno di Napoli, venuti con 30 pullman e tutti molto incazzati)diceva ammiro questi ragazzi anche se non sono organizzati(sbagliato)perchè hanno le palle, perchè questo è un sistema da distruggere, perchè la democrazia non funziona più e la via istituzionale non ha senso. Dopo c&#8217;erano le persone normali, i padri e le madri con le carrozzine, i bambini con la maglietta &#8220;La crisi non la voglio&#8221;, i disabili con le bandiere e la voglia di essere presenti con gli anziani perchè anche loro sono vittime(forse più dei giovani)della macelleria sociale. Si ballava con le &#8220;murghe&#8221; sino alle 16,30, dopo, c&#8217;era la segnaletica, quella divelta, i martelli, le saracinesche distrutte(quelle delle banche al grido &#8220;adesso tocca a voi&#8221;). Quando ho visto allontanarsi i primi con i martelli, le mazze metalliche ed i caschi impersonali sotto celavano lo sguardo dei ragazzi, l&#8217;odio di diciottenni e ventenni che non parlano, agiscono(una frase sentita troppe volte durante Aritmia) perché non è più tempo di discutere. Io so solo che le persone hanno criticato e provato a mandarli fuori dalla manifestazione, ma non puoi rischiare la vita per esprimere il tuo legittimo dissenso. Anche nel resto del mondo c&#8217;è stata protesta, ma io non ho visto tutta questa violenza. Ho negli occhi il rumore sordo dei lacrimogeni, la coltre di fumo(Pavese avrebbe detto la guerra immateriale), i ragazzi delle componenti antagoniste che delusi si accorgevano dell&#8217;occasione sprecata, la possibilità di esprimere opinioni e slogan facendo vedere una generazione propositiva(ed eravamo 500,000, ve lo posso assicurare perchè il corteo era lunghissimo). La cosa che mi spaventa sono stati i commenti fuori dal pullman con i molfettesi che man mano rientravano, come fantasmi tra i fantasmi, in cui più che parlare dei disordini, si citavano gli obiettivi sbagliati(sbirri, banche)e non i luoghi del &#8220;potere&#8221;, i media che citavano i soliti infiltrati, le forze dell&#8217;ordine ostaggio(questo non vero perchè la polizia non ha saputo presidiare il corteo, nonostante le avvisaglie ci fossero state). Poche parole sulla brutalità, sull&#8217;azione violenta prima di tutto verso chi c&#8217;era in quel corteo. Io adesso non so se voglio partecipare a queste cose, ho paura di continuare a parlare della violenza come mezzo e modo di risoluzione, ho paura che mi venga detto cominciamo a parlarci e, successivamente, facciamo finta di non sentirci o peggio di dirci che dobbiamo ascoltarci, ma siamo sordi.<br />
Piuttosto che alle primavere, pensiamo agli inverni perchè una società che ha perso l&#8217;entusiasmo della piazza e la forza del parlarsi, l&#8217;onestà delle idee ci porta ad un Medioevo del pensiero che verrà risolto solo da generazioni successive a quelle che ho visto se ci sarà la forza di avere una classe dirigente diversa da quella attuale(ma temo ne serviranno molte di classi dirigenti).<br />
Marco</p></blockquote>
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		<title>Marina: Il diritto di sognare</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 10:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff Aritmia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[molfetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Marina è rimasta a Molfetta, ma&#8230; Che senso ha restare in un paese dove i sogni hanno perso, dove le illusioni, le speranze, la voglia di cambiamento di un’intera generazione si è chiusa nelle pareti meccaniche e fredde di un centro commerciale? Che senso ha restare in un paese dove l’unica alternativa alla disoccupazione sia lavorare in un call center, magari con tanto di scolarizzazione laurea, master e dottorato compreso. Che senso ha continuare a restare? Lottare per i propri diritti era uno slogan ma anche una prassi di intere generazioni che hanno cercato di conquistarsi un posto nel mondo, in un’organizzazione sociale che non faceva posto ai loro bisogni, ai loro desideri, ma credevano nelle loro capacità e urlavano. Bene, perché non tornare a prender parola, perché accontentarsi di un tozzo di pane invece di immaginare e rivendicare un futuro più bello, più equo e dignitoso per tutti. Perché non tornare a urlare “vogliamo il pane ed anche le rose”? Ci stanno abituando a credere che l’unico mondo possibile sia quello il cui vince il più forte, e che la furbizia sia diventata ormai un valore, a discapito dell’onestà, della dignità, della legalità. Ebbene, io vorrei che un’intera generazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http%3A%2F%2Fwww.aritmiamediterranea.org%2Fmarina-il-diritto-di-sognare%2F' send='false' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='like' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><strong>Marina è rimasta a Molfetta, ma&#8230;</strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.fotografieitalia.it/foto/1193/MOLFETTA_1193-10-54-23-6499.jpg" alt="" width="550" height="412" /></p>

<blockquote><p>Che senso ha restare in un paese dove i sogni hanno perso, dove le illusioni, le speranze, la voglia di cambiamento di un’intera generazione si è chiusa nelle pareti meccaniche e fredde di un centro commerciale? Che senso ha restare in un paese dove l’unica alternativa alla disoccupazione sia lavorare in un call center, magari con tanto di scolarizzazione laurea, master e dottorato compreso. Che senso ha continuare a restare?</p>
<p>Lottare per i propri diritti era uno slogan ma anche una prassi di intere generazioni che hanno cercato di conquistarsi un posto nel mondo, in un’organizzazione sociale che non faceva posto ai loro bisogni, ai loro desideri, ma credevano nelle loro capacità e urlavano. Bene, perché non tornare a prender parola, perché accontentarsi di un tozzo di pane invece di immaginare e rivendicare un futuro più bello, più equo e dignitoso per tutti. Perché non tornare a urlare “vogliamo il pane ed anche le rose”?</p>
<p>Ci stanno abituando a credere che l’unico mondo possibile sia quello il cui vince il più forte, e che la furbizia sia diventata ormai un valore, a discapito dell’onestà, della dignità, della legalità. Ebbene, io vorrei che un’intera generazione riprendesse possesso di questi valori per offrire un’alternativa ad un mondo in cui il cinismo è diventato l’imperativo di convivenza sociale e collettiva. A Molfetta, così come in Italia, ne abbiamo avuti e ne stiamo avendo innumerevoli esempi.</p>
<p>Vorrei che creassimo le condizioni per poter tornare a sognare un mondo in cui occupare un posto centrale, con tutto il nostro bagaglio fisico, mentale, virtuale ed emozionale, tra vecchi e nuovi schemi, idee, valori. Dopo una lunga formazione universitaria e post-universitaria tra milano, napoli e roma, sono tornata a casa piena di nuove proposte e nuovi respiri, ma non ho trovato ciò che speravo: o il lavoro in un call center che ha ormai assorbito tutta la “forza-lavoro” giovanile molfettese, e non solo, oppure la disoccupazione. Ho scelto quest’ultima, anche se non so ancora bene il perché, so per certo però che non ho voluto rinunciare ai miei sogni.</p>
<p>Ora è il tempo di lasciare nuovamente questo posto che non mi dà la possibilità di essere economicamente autonoma, quindi un individuo in grado di scegliere, prendere decisioni, senza paure, ricatti ed insicurezze. Un individuo cioè libero, condizione indispensabile per una società sana e realmente democratica. Nella mia valigia porto con me la voglia di sognare, di continuare ad immaginare ed a lottare per un mondo più bello, non retto dal cinismo, dalla competizione senza regole, dall’illegalità e dalla furbizia senza intelligenza, ma un mondo in cui lavoro, lo stare insieme, il produrre cultura individualmente e collettivamente siano gli orientamenti su cui iniziare a costruire il presente e un’idea di futuro sostenibile e gioioso.</p></blockquote>
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