Sun of York è una blogger pugliese che ha scelto di andare via. Per tornare a casa deve percorrere 667 km. Qui potete trovare il suo blog, a seguire il suo racconto.

Sei anni fa, lasciare Bari per Bologna la dotta, la grassa, la rossa, fu una scelta rapida e indolore. Il desiderio, più che di andar via, era quello di andare e basta. Trovai una sistemazione, misi in valigia il dolce suono delle mie vocali chiuse, l’immagine mentale della facciata di San Nicola e il sapore di rape, focaccia e panzerotti, e partii senza voltarmi indietro.

Ero sinceramente convinta che, in poco tempo, sarei diventata un’emiliana doc. Già vedevo i giri sui colli, le passeggiate sotto i portici di notte, la mia vita all’ombra delle due torri, in una sorta di film in cui tutti gli attori parlavano con la s strascicata.

E in parte è  proprio così che è andata: Bologna, per quanto cambiata, rimane una città in grado di accogliere in maniera materna e di offrire tanto in termini di persone, di attività, di contatti e di scorci di bellezza assoluta da guardare.

Solo una cosa non sono stata in grado di far mia, in Emilia, ed è la sua cucina unta, sapida e attentatrice alle coronarie. E il bello è che, prima di trasferirmi, avevo sempre detto che mai e poi mai avrei riproposto il cliché del meridionale che sente la mancanza del cibo di casa e si fa spedire pacchi postali da trenta chili con pomodori secchi, caciotte e quant’altro.

E infatti c’ho anche provato a farmi piacere la cucina nordica. Dopo una visita alla campagna piacentina, ho tentato l’esperimento: un bel brasato che –spinta da un pragmatismo tutto barese- ho trasformato in uno spezzatino per accelerarne i tempi di cottura e la cui consistenza s’è rivelata più vicina al marmo di Carrara che alle tenere carni assaggiate nell’agriturismo piacentino.

Non contenta, ho ritentato con una bella sfoglia emiliana tirata a mano. Anche lì, il risultato è stato catastrofico per la mia autostima e per i commensali.

Da allora ho deciso di non provarci più, e oggi mi diletto a far assaggiare agli amici bolognesi prelibatezze come patate riso e cozze, focaccia barese, orecchiette con le cime di rapa e panzerotti fritti da far invidia a quelli di Cosimo (per i non baresi, una leggenda del panzerotto barese), nella speranza di riuscire a comunicare con i fatti, un po’ di quell’amore per una terra così ricca di potenzialità.