Valentina ha la sua storia da raccontare.

La mia è una storia un po’ atipica. E’ la storia di una ragazza di 22 anni. E’ la storia di un’indecisa.

Tempo fa, scrivevo su un blog tutto mio, parlavo di quello che mi accadeva, ma non con un tono da diario segreto, è meglio definirlo come un avercela con il sistema che mi circondava. Dalle mie parti, tanti bei posti, persone buone e cattive, e bastian contrario. Insomma, una valvola di sfogo. Poi ho avuto il famoso “blocco dello scrittore” e tutt’ora mi pesa scrivere queste poche righe.

Il blocco è arrivato quando ho iniziato a pensare al mio futuro.

Ma rallentiamo un po’. Studiavo Lettere all’Università di Bari. Ero una delle ultime privilegiate che era riuscita ad iscriversi ad un ramo del corso in tempo, dato che la signora Gelmini ha avuto la bella pensata di chiuderlo, insieme a molti altri in tutta Italia.

Di regola ci si iscrive all’università per continuare gli studi, laurearsi e studiare quello per cui ci sentiamo più portati. Di regola eh. Il sistema barese dell’università ha tante crepe, è fallace, fa acqua da tutte le parti. Ti fa cascare le braccia quando ti rechi a chiedere un libro in biblioteca e ti guardano scocciati perché vai a scomodare, ti snerva nelle immense code per la segreteria, ti fa diventare ansiosa con i professori frustrati. I miei occhi vedevano questo.

Mi sono presa una pausa dopo il primo anno, all’epoca avevo un ragazzo, ero allegra, poi ci siamo persi e sono sprofondata in uno stato di apatia.

Per riprendermi ho girato l’Italia per un po’, e a Roma mi sono ritrovata. Nel senso che sono riuscita a vedermi da fuori, e la me stessa che ho visto non mi è piaciuta. Roma mi ha aperto gli occhi; certo è una città imperfetta, come tutte.

Avevo deciso a maggio di finire gli studi alla Sapienza, e in caso avrei potuto convalidare gli esami. Primo ostacolo: editoria alla Sapienza è un corso magistrale, avrei dovuto ricominciare tutto.

Primo groppo in gola. Secondo ostacolo: trovare casa. Ho trovato annunci di tutti i tipi.

E’ arrivata l’estate. E io sono fatalista, il tempo è passato e io non ero convinta. Tutto sommato sono legata a questi posti, pur criticandoli di continuo.

Mi sono venuti dei dubbi. Una città nuova, aria diversa, flusso di gente continua, sì, mi avrebbe fatto bene, ma non so se sono pronta. Un giovedì dell’ultima settimana di agosto ho fatto la rinuncia agli studi, ho dato via il mio libretto con qualche 30, e mi sono sentita come se mi avessero fatto uscire di galera. E adesso sono libera, e ho qualche idea su come continuare, pur avendo poco tempo per decidere. Le decisioni a lunga conservazione non sono il mio forte.

La mia storia è un po’ diversa da quelle degli altri, è una storia al contrario, vado via con la mente ma non con il corpo; non ho pensato di trasferirmi all’estero, anche perché lavorando da barwoman e senza aver concluso gli studi non avrei potuto puntare così lontano, le mie radici si staccano piano e con delicatezza, e io ho ancora il vuoto sotto i piedi.

Cercherò di cambiare un po’ le cose qui per ora, o almeno quello che mi circonda. Sarà difficile, non ammetto fallimenti. E chissà che una mattina non decida di prendere un aereo.